Ascoltavo le maree

Titolo: Ascoltavo le maree
Autore: Guido Mattioni

Guido Mattioni, un giornalista divenuto scrittore per necessità della vita, che parla della vita con un’umanità che spesso si dimentica. Scrive della sua perdita e di questa urgenza di esorcizzare il dolore, di vederlo lì concreto tra le pagine del libro; sicuramente non per dirgli addio ma per custodirlo, fuori dalla testa, fuori da percorsi illogici che la mente adopera nell’intricata tessitura della sofferenza. E forse così, andare avanti.

E’ Ascoltavo le maree il suo primo romanzo, figlio di un percorso doppio che da e-book, autoprodotto nella sua versione inglese Whispering Tides, passato alla pubblicazione in edizione cartacea con la Ink Edizioni, ha raggiunto il suo apice con il merito d’esser stato adottato come testo di riferimento per l’insegnamento della lingua italiana in una scuola americana.

Prima di addentrarmi nel vivo del libro, nell’attesa di leggerlo ho “conosciuto” Guido Mattioni tramite video-interviste che girano nel web. La sensazione che nasce dall’ascoltarlo è aver di fronte – allo schermo – un uomo che ha deciso semplicemente di raccontarsi a se stesso e poi agli altri, o di raccontarsi agli altri per raccontarsi a se stesso.
Sono rare quelle volte in cui uno scrittore corrisponde a quel paesaggio mentale che un lettore vuol credere esista in un vero Autore, quello che vuole scrivere per raccontare, non scrivere-per-scrivere. Che non vuole trasmettere nessun messaggio, non vuole ergersi a paladino di realtà interiori profonde come se ognuno di noi non fosse in grado di riconoscerle. 1467580_517495631690835_1013557055_oCi racconta solo come lui le ha dissotterrate e riscoperte nella gioia delle verità piccole.
Seguendo l’intervista, prendo carta e penna e appunto questa frase di Mattioni: “Tu uomo, ricordati che non sei tu che governi il mondo. Questa è la voce vera delle maree. C’è qualcuno più importante di te che conduce la danza.”
Le maree, che regolate dalla luna vanno e vengono ogni sei ore, sono l’emblema di una Madre Natura che sta indiscutibilmente sopra di noi nella scala gerarchica del potere. Non c’è uomo che tenga.
In tutto ciò Alberto Landi, il protagonista del libro di Mattioni, trova la sua ispirazione. Un uomo che deve riscostruirsi, riparte dalle radici, dalle origini: dalla Natura.

In un momento di smarrimento, di questo sentirsi straniero a se stesso per una vita che da sempre divisa in due, che da pari, diventa improvvisamente dispari, Alberto attraverso peripezie interiori in  una affannata lotta per la sopravvivenza, trova la sua via di fuga in quella home away from home, una casa lontano da casa, che rappresenta Savannah, uno scorcio di mondo della Georgia che diventa per un romantico affastellarsi di eventi il luogo dell’anima suo, di Alberto, e di sua moglie Nina.
Nina è la co-protagonista – se non addirittura l’anima del racconto, come un addio e  allo stesso tempo una meta – del diario di bordo di quest’uomo che affronta uno dei dolori più grandi, quello della mancanza. La mancanza di tutto quello che ha rappresentato da sempre rifugio, calore, certezza, la mancanza di quella stretta di mano come prolungamento del proprio corpo che ha accompagnato Alberto nel viaggio più grande di tutti, la vita. E’ del loro viaggio che Ascoltavo le maree racconta, di questo viaggio immenso che è appunto la Vita, e di quello più piccolo ed enormemente simbolico che è il viaggio verso Savannah, in quelle tredici ore di volo in cui poter abbandonare ogni grigia e milanese disillusione, per abbandonarsi al verde acceso di una Natura sincera.

Guido+Mattioni+-+Ascoltavo+le+mareeLeggendo Ascoltavo le maree è inevitabile riflettere su un senso più personale della vita, rendendosi conto che esiste sempre un punto di snodo, una svolta che costringe a rimboccarsi le maniche, fare un respiro profondo e scegliersi. Scegliere di vivere nonostante gli accadimenti.
E’ così che Alberto nella sua più grande sfida, quella di sopravvivere alla perdita di Nina, cerca messaggi ovunque e in chiunque. Invece di essere schiavo di quelle etichette troppo umane e troppo nocive, invece di cadere nella trappola di psichiatri affamati di dolore, reagisce e costituisce un intimo manuale di fuga.
Savannah è il luogo giusto per riscoprire la meraviglia, quel meravigliarsi di chi non si vergogna di commuoversi davanti un tramonto sulle sponde del Moon River, di riconoscere un’anima profonda – quanto e più di un uomo –  in un gatto, e sentirsi quasi inferiore a quella intelligenza felina. In questo meravigliarsi, succede di dar persino la parola a una statua che rappresenta l’uomo che ha donato a quella terra della Georgia un volto.

Cos’ha da perdere un uomo che ha già perso tutto? Svuotato dalla memoria e dal dolore, non gli resta che risollevarsi dal fondo limaccioso che pianta i piedi per terra e volare, simbolicamente e non, verso quell’approdo che è quella città, in mezzo a volti che hanno rappresentato una famiglia lontana fisicamente ma così profondamente vicina al cuore. Come Liz, sorella savanniana, stella polare di ieri e rifugio sicuro di questo oggi di cui Alberto racconta.
Sono quasi sicura che se potessi chiedere ad Alberto dov’è che risiede la gioia, mi risponderebbe che la gioia sta nell’eleganza del volo di un Red-winged Blackbird, negli incontri casuali, come quando un barbone ti racconta la sua storia; la gioia abita quella caffetteria, Cindy’s Café, con quelle due cameriere e il loro andamento imponente e solare, proprio come Savannah; sta nelle parole di quel finto sindaco che abbandona tutti gli agi da uomo d’affari per una causa più importante, l’umanità nascosta in quel Paradiso terrestre salvo dall’irriverente e calcolatore passo dell’uomo. Perché un uomo è veramente grande quando si desta da quel torpore di supremazia e si rende conto di quanto lui sia piccolo dinanzi la vera madre del mondo, la Natura

quella natura dilagante che qui assedia le case, rendendo meravigliosamente semplice il vivere quotidiano.

Sorseggiando un mint julep in veranda, con un amico come Morty, davanti allo spettacolo sempre seducente e magnifico del tramonto, Alberto mi ha trascinata con sé verso la scoperta di quelle piccole verità sedimentate sotto le macerie che una volta spostate più in là lasciano spazio al Risveglio di chi si riconosce di nuovo vivo, pronto ad ascoltare quelle note così conosciute ma d’un tratto così nuove, sapore di una rinascita perfetta.

Ascoltavo le maree è la prova che un libro può essere più di una semplice lettura. E’ un viaggio lungo l’universo interiore di un uomo, un racconto profondo e commovente che spinge a nutrire quelle immagini che le parole, pagina per pagina, creano. Cercando un riscontro nella propria realtà di lettore e assorbendo in sé tutte le emozioni, il libro lo si vive dal di dentro,  diventando quasi un’ombra discreta e silenziosa alle spalle del protagonista.

di Verdiana Parasporo

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